Cod. C/15/2011

Cedolare secca: cosa cambia per il locatore

Si tratta di una nuova modalità di imposizione fiscale che interessa i proprietari privati che affittano immobili ad uso abitazione, comprese le pertinenze affittate insieme con l’immobile principale. La cedolare secca sostituisce l’IRPEF, le addizionali all’IRPEF, l’imposta di registro e l’imposta di bollo sui contratti di locazione.
Sono previste due aliquote fisse: del 21% e del 19%:
- il 21% per i canoni a mercato libero;
- il 19% per i canoni concordati, nelle grandi città, densamente popolate.
Questa nuova modalità di imposizione non è obbligatoria, ma è una scelta del proprietario. In base a calcoli sulla convenienza, infatti, il locatore  può decidere se applicare la cedolare secca, oppure se rimanere nel vecchio regime. In particolare in caso di canone libero il vecchio regime è conveniente, anche se di poco, per chi denuncia un reddito fino a 15.000 euro, mentre per i proprietari con reddito superiore a 15.000 euro, il nuovo regime risulta vantaggioso.
Nel canone concordato c’è un abbattimento del 40,5%, quindi la cedolare secca è conveniente per i locatori che hanno un reddito sopra i 28.000 euro.
Il proprietario di unità immobiliari che sceglie la nuova imposizione, deve:
-  avvisare l’inquilino, con lettera raccomandata, della scelta della cedolare: in caso non lo faccia, rimane nel regime IRPEF;
- registrare il contratto entro 30 giorni dalla sua stipula: in caso contrario oltre ad una sanzione, subisce una forte riduzione del canone di affitto.
Il locatore che sceglie l’opzione della cedolare secca non può applicare aumenti al canone di affitto (anche gli aumenti ISTAT).
 

Fonte: Fisco e Tasse
 

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