Si tratta di una nuova modalità di
imposizione fiscale che interessa i proprietari privati che affittano
immobili ad uso abitazione, comprese le pertinenze affittate insieme con
l’immobile principale. La cedolare secca sostituisce l’IRPEF, le addizionali
all’IRPEF, l’imposta di registro e l’imposta di bollo sui contratti di
locazione.
Sono previste due aliquote fisse: del 21% e del 19%:
- il 21% per i canoni a mercato libero;
- il 19% per i canoni concordati, nelle grandi città, densamente popolate.
Questa nuova modalità di imposizione non è obbligatoria, ma è una scelta del
proprietario. In base a calcoli sulla convenienza, infatti, il locatore
può decidere se applicare la cedolare secca, oppure se rimanere nel vecchio
regime. In particolare in caso di canone libero il vecchio regime è
conveniente, anche se di poco, per chi denuncia un reddito fino a 15.000
euro, mentre per i proprietari con reddito superiore a 15.000 euro, il nuovo
regime risulta vantaggioso.
Nel canone concordato c’è un abbattimento del 40,5%, quindi la cedolare
secca è conveniente per i locatori che hanno un reddito sopra i 28.000 euro.
Il proprietario di unità immobiliari che sceglie la nuova imposizione, deve:
- avvisare l’inquilino, con lettera raccomandata, della scelta della
cedolare: in caso non lo faccia, rimane nel regime IRPEF;
- registrare il contratto entro 30 giorni dalla sua stipula: in caso
contrario oltre ad una sanzione, subisce una forte riduzione del canone di
affitto.
Il locatore che sceglie l’opzione della cedolare secca non può applicare
aumenti al canone di affitto (anche gli aumenti ISTAT).
Fonte: Fisco e Tasse